AMICIZIA A St. JEAN EN ROYANS

 

di Lucette LAFONTAINE e Gianni GILI

 

 

 

 

Sono i panorami spettacolari che accolgono gli occhi quando si arriva in Vercors.

Spazi piani, e monti gli uni dietro gli altri come una collana di più fili, ispidi però .

St. Jean en Royans è a mezza costa. Piccolo, ordinato, le bandierine già a far festa sulla piazza del Municipio, la vetrina di un negozio allestita con i cartoni forati di un organo di barberia …

 

 

                   

 

 

Quando si partecipa per la prima volta è opportuno arrivare il giorno prima dell’ apertura ufficiale del Festival: per curiosare un po’, conoscere la topografia del luogo, osservare i percorsi cittadini, la dislocazione dei parcheggi, le relazioni fra gli abitanti, le vetrine dei negozi, i monumenti, il modo di comportarsi di bambini e genitori …

Anche il dehor del bar, vicino alla fontana, è un buon osservatorio.

Quale sarà la qualità della curiosità del pubblico ? Gente che sente – guarda – passa e va, oppure persone che vedono – ascoltano – si soffermano – vorrebbero essere coinvolte ?

Per colui che oltrecchè suonare racconta storie è importare dentro di sé le emozioni prodotte da queste prime osservazioni, anche se superficiali.

 

Viene a salutarci Roland Renner: ci siamo incontrati aux Gets nel 2004. Si ricorda di noi. E’ il primo buon segno di accoglienza.

 

St. Jean en Royans ci accoglie formalmente con la passionale dinamicità di Alberte Reynaud : capisci subito che sa come si controlla e si dirige l’ organizzazione della macchina Festival.

Ci fornisce di documentazioni, specialità gastronomiche locali ( tortino di noci da segnalare ai golosi ! ) e l’ indirizzo della persona che ci ospiterà: Claude, località Bouvante Le Haute : residenza architettonicamente elegante nel verde della montagna: per giungervi si percorre una strada che, di notte, fa incontrare gufi severi, caprioli temerari, vitelli sperduti. Ci sono cartelli con la scritta " No al lupo! ": cosa vorranno dire ?

In villa c’è anche " Pascià " , il piccolissimo cane di casa molto impegnato nel ruolo di cane da guardia… purchè ci sia Claude a difenderlo!

 

 

 

 

Gli incontri di St. Jean non sono tematici. " La cosa più importante è l’ AMICIZIA ", così ci disse Alberte al momento dell’iscrizione, mesi prima.

Era lieta della presenza di un italiano: una novità. Ma non solo: nella zona abitano persone di origine italiana: sono venute alla festa, e hanno ascoltato le musiche del repertorio italiano che risuonavano anche nel loro cuore, e ricordavano le canzoni di mamma o il fischiettare del padre … ce lo hanno detto, sorridendo .

 

L’ AMICIZIA perché si stabilisca ha bisogno di qualcuno che se ne prenda cura.

Alberte ha facilitato il nostro inserimento nel collettivo presentandoci colleghi che parlavano un po’ di italiano: si cena vicino a Alain Leraut prima, e poi con Joseph e Rosetta Gagliardo e Alain Auberti, così Giangili non si sente isolato e Lucette può interrompere un po’ il suo ruolo di interprete e mangiare qualche boccone di cena …

Pasti in comune confezionati dalle signore dell’ Organizzazione, curati come si fa per la propria famiglia: i sapori erano quelli che si gustano quando si è invitati a casa della zia … tutti intorno al tavolo, le cuginette premurose che portano e ritirano piatti, le cuoche che vengono a dare un’occhiata per capire se i cibi sono graditi … Come si fa a non dedicare loro un coro e un applauso?

Alla fine della cena l’ esibizione di instancabili tourneurs nei brani del proprio repertorio a cui sono più affezionati: e si canta insieme …

Anche così si diventa amici: il rito della tavola e del canto in comune sono riti antichi!

 

 

            

                                                                                                                                                         Madame Alberte Reynaud

 

Le aree di esibizione non sono prefissate.

Abbiamo scelto i giardini all’ inizio del paese: un posto tranquillo con spazio frontale, adeguato per chi racconta e ha bisogno di far sostare il pubblico, di averlo centrato su di sé, magari disponibile a sedersi per terra e ascoltare.

E qui la prima sorpresa!

Sceglie lo stesso giardinetto per le nostre stesse motivazioni, ponendosi come nostro dirimpettaio, Daniel Parisel , anche lui contastorie!

A Les Gets avevamo già condiviso la stessa area, e si era diventati amici perché accomunati da uguale scelta espressiva.

Daniel racconta storie per bambini, ha un organo con tamburo, due figare mobili, marionette … ma soprattutto nei suoi gesti, nel contenuto delle narrazioni, ci sono una dimensione teatrale e pedagogica importanti.

L’ incontro con Daniel è stato sorprendente anche per un altro motivo!

Entrambi ci siamo dotati di un kamishibai, piccolo teatro giapponese che ospita tavole illustrate quali supporto visivo alla narrazione orale. Entrambi lo si è adattato stabilmente sul proprio organo. Ma soprattutto entrambi si è fatto lo stesso percorso concettuale per giungere all’ adozione di questo particolare strumento di lavoro di origine orientale. Sì, " les grands esprits se rencontrent " dicono i francesi!

La stima e ancora l’ AMICIZIA ci hanno fatto lavorare bene insieme: quando Lucette e Giangili terminavano il loro raccontare accompagnavano il proprio pubblico nell’area di Daniel al suono ritmato di un piffero. Poi Daniel ricambiava.

 

Lucette e Giangili raccontano " i fatti ", ossia ciò che è accaduto, ciò che la gente ha compiuto o subito, con amore o con rabbia…

Girando la manovella dell’ organo di barberia sfogliano i cartoni musicali e narrano per immagini la storia del mondo.

Storie di mamme e di figli, di guerre e di paci, di animali e di uomini, di santi e di assassini, di fatica e di sogni, di favole e di realtà, di lupi e di agnelli, di stelle e di lucciole, di chi cerca e di chi è trovato …

Storie grandi, ma anche per i piccoli; e storie piccole ( le favole raccontate da Lucette col kamishibai ) ma anche per i grandi.

Raccontano con passione ( e un po’ di ironia ) per comunicare emozioni a coloro che quei " fatti " hanno conosciuto,a chi li ha dimenticati, a chi non c’era ancora, a coloro che li vivono oggi …

Sono storie, musiche e immagini che costituiscono regalo per la memoria e per i cuori.

 

Fra Giangili che narra in italiano , Lucette che fa l’ interprete ed il pubblico, si crea una dinamica speciale: perché Lucette traduce più o meno fedelmente … No, non perché non conosce bene il francese! Ma perché ci mette del suo … qualche parola in più, qualche pausa, un’ occhiata, una esitazione, elementi espressivi che arricchiscono la narrazione, magari facendo da contrappunto alla seriosità di Giangili ( che qualche sospetto sulla fedeltà delle traduzioni incomincia a nutrirlo … ): e il pubblico assiste complice con Lucette a un doppio spettacolo, che rende leggera la fase di traduzione e co-protagonisti gli spettatori che entrano così a far parte della performance e del gioco.

 

Ma l’interazione col pubblico a St. Jean en Royans ha avuto momenti veramente inaspettati!

Siamo usi costruire simpatia e intesa fra organo e spettatori invitando, a volte, qualche bambino a girare la manovella per dedicare una musica ai genitori; analogamente sollecitiamo un adulto a suonare una musica per il proprio coniuge o innamorato… Beh, una signora ha cominciato a girare " La vie en rose " e l’ ha cantata sommessa al marito che la fissava negli occhi rapito … Ma non finisce qui! Al termine il brano è stato nuovamente girato da Giangili per la coppia che ha ballato, sola, lì in mezzo alla piazzetta, con tenerezza, " come non facevamo da troppo tempo " ci hanno confidato.

 

 

 

 

Una premessa prima di raccontare altri due incontri straordinari.

Essere iscritti alla " AAIMM - Association des Amis des Instruments et de la Musique Mécanique " comporta ricevere la pubblicazione " Musiques Mécaniques Vivantes " . Nelle sue pagine si trovano anche storie vere con protagonisti gli organi.

Ne ho utilizzate alcune, con tanto di immagini ingigantite in cartelloni.

E proprio queste storie hanno coinvolto molto intimamente persone del pubblico.

Un uomo si aggirava curioso intorno all’ illustrazione del " Petit Journal con " chasseurs alpins " che ballavano fra loro al suono di un organo di barberia regalato loro dal Presidente della Repubblica Francese: beh, l’ uomo curioso era uno studioso della storia del Corpo degli Alpini e collezionista di cimeli militari … ma non conosceva l’ aneddoto illustrato.

 

Quando, essendo il 2005, abbiamo raccontato storie di Liberazione dal nazifascismo, una signora olandese, di Amsterdam, commossa, aggiunse con rabbia particolari all’episodio dell’ organo Perlee detto "Il moccioso " che costituì riparo e salvezza per tanti cittadini scesi in piazza festosi per la fine della guerra, ma improvvisamente esposti alle raffiche di un gruppo di cecchini tedeschi che non volevano arrendersi. L’organo, restaurato, suona ogni anno all’ anniversario di quella data storica.

Musiche e storie, storie vere.

 

Organi e musiche.

Si fronteggiano Giangili e Herault. Herault suona " In the mood ", Giangili risponde con " Air mail special ", poi ancora si alternano brani jazz del periodo swing: come ai tempi di NewOrleans quando le orchestre jazz ingaggiavano per le strade battaglie sonore per proclamare " il Re del Jazz ". Louis Armstrong non è presente, ma ci siamo divertiti parecchio.

 

Organo e immagini.

L’ organo "Baldo " è attrezzato con dei frontalini-parascena intercambiabili.

Quale omaggio alla natura del luogo mettiamo la grande immagine del gufo con le ali che si aprono e rivelano le inquietanti creature de bosco delle antiche favole di stalla …pare di affacciarsi sull’ inconscio dell’ umanità popolato di sogni, incubi, paure, angosce, visioni, morte, sesso, mutanti …

Una donna ci racconta della caccia al lupo che si è scatenata nella zona: lei la disapprova. Lucette le racconta la nostra storia dei lupetti che sono messi in guardia contro le fascinazioni adescatrici dei Cappuccetti Rossi …

 

Ecco, quando il Festival è al termine arrivano tre giovani, sono italiani, abitano sulle rive del lago Iseo: provengono da Grenoble dove avevano visitato il Museo degli Automi di Francis Lara, e lì avevano saputo degli organi a St. Jean en Royans … peccato, troppo tardi!

 

Si smonta.

Come ultima cosa stacchiamo da un provvidenziale palo della luce il mazzo di fiori colorati che avevamo collocato lì, in alto, simbolo ancora vivo e attuale dell’ Albero della Fraternità e della Libertà …

 

Lunedì mattina era un po’ difficile partire … sembrava di abbandonare lì, sole, le emozioni provate …

Abbiamo fatto quattro passi per le strade, come quando si era arrivati. Qualcuno ora ci riconosce e ci saluta.

Incontriamo Joseph e Rosetta Gagliardo con Jeanine e Claude Sobean: insieme prendiamo ancora un caffè che ci viene offerto dalla proprietaria del bar …

Aveva ragione Alberte: il tema dell’ incontro di St. Jean en Royans è l’ AMICIZIA.

 

Qualche giorno dopo il giornale radio delle 19 annuncia che il lupo di St. Jean è stato abbattuto. Noè non è giunto in tempo.