LES GETS, IL FESTIVAL 2006 :

INCANTAMENTO, AMMIRAZIONE

E RIFLESSIONI PERSONALI …

 

di Patrick PÉROT

 

( da « Musiques Mécaniques Vivantes », n° 4 - 2006 )

 

 

 

 

 

Piuttosto di redigere l’abituale resoconto, vorrei piuttosto condividere i miei stati d’animo e alcune riflessioni che questo grande raduno internazionale mi ha ispirato.

Anche perché è passato un anno dalla costruzione del mio primo organo di barberia, il Barbarippo, e ho atteso con impazienza questo momento eccezionale, che doveva aprirmi completamente al mondo della Musica Meccanica. 

 

 

 

 

 

Arrivando a Les Gets la vigilia del festival, mi sono fatto dovere di visitare il Museo della Musica Meccanica. Ora che altro dire rispetto a ciò che ciascuno sa già….Fantastico, sbalorditivo…. Una tale raccolta di esemplari eccezionali mi mise in uno stato di gioiosa ammirazione e di estasi.

Visita da non mancare a nessun costo e da ripetere.

 

Dall’apertura del festival, numerose animazioni erano organizzate ovunque nella città. E devo dire che se la maggior parte di queste sono sfuggite alla mia attenzione, non è per mancanza di interesse ma solamente perché dovevo partecipare intimamente e pienamente all’animazione.

Si dovevano dunque fare delle scelte difficili, tra il piacere di fare piacere o quelle di procurarsi piacere… Ciò detto, non rimpiango nulla, in quanto il clima nel quale eravamo immersi è stato di festa per tutti e tre i ricchi giorni soleggiati, e ciò in tutti i sensi del termine.

Le due parate sulla strada principale furono un grande momento di giubilo generale. Un autentico regalo che ha dato respiro ai partecipanti il festival, imprigionati da un nugolo di spettatori entusiasti… Quale allegria!

 

Sono rimasto sorpreso dall’organizzazione e dall’efficiente lavoro di squadra, ne ho approfittato. Gli organizzatori, tutti benevoli, amabili e disponibili, così come gli ospitanti che hanno dovuto adattarsi e fare uno sforzo per soddisfare l’importante richiesta festivaliera.

 

Come ognuno sa, questo tipo di manifestazioni è sinonimo del ritrovarsi, ma anche di nuovi incontri. Ora, poiché novizio, gli incontri si sono limitati a qualche collega conosciuto durante uno stage di costruzione di organi di barberia nel 2004. Gli avvenimenti e gli aneddoti comuni ricordati hanno permesso di rinfrescare la memoria e soprattutto di fare delle franche risate.

In seguito avvenne il contatto con nuove persone, anonime o ben note: quanto di meglio per alimentare una sana curiosità da appassionati. In quei momenti privilegiati, i punti di vista, i trucchi e le astuzie vennero da tutti, dai racconti e dalle esperienze di ognuno, a tal punto che alla fine della discussione arrivò la sempiterna domanda: “E tu, di dove sei?”

 

 

 

 

 

Nello scoprire di non essere troppo distanti geograficamente gli uni dagli altri, diventa un peccato tralasciare scambi più frequenti. Ma sovente le distanze sono troppo grandi per porvi rimedio. Tanto peggio, si approfitta dunque dell’attimo presente sperando di rincontrarsi nell’occasione di un altro “barberia-party”.

In breve, in quest’avventura, ho avuto la gran soddisfazione di incontrare dei professionisti incontestabili, ma anche degli amatori che meritano di essere conosciuti. In effetti, quando si scopre ciò che sanno fare sembra auspicabile che un giorno escano dall’ombra: si renderebbe così loro omaggio e si apprezzerebbe il loro saper fare nel giusto valore.

 

Pudicamente confesso che il giorno dopo il festival ho fantasticato sulle osservazioni che ho potuto fare, passando di sorpresa in sorpresa. Dalla serinette all’organo di barberia con i suoi congegni, tentavo di immaginare ciò che poteva essere l’organo di barberia del futuro, nell’ipotesi in cui venisse in mente ad un “dolce fanatico ben intenzionato” l’idea di mettere a profitto gli innumerevoli trucchi ed astuzie raccolte da un tale festival.

Finalmente, ne ho dedotto che una piccola rivoluzione un giorno potrebbe spuntare all’orizzonte e non mancherebbe di interessare. Ma si può immaginare che un tale progetto comune sia messo in opera senza che ciò non disturbi alcuno? Probabilmente è un’idea utopica… Allora tanto peggio, ma è dolce lasciarsi andare ai sogni in un mondo così complicato.

 

Sia che gli organi di barberia siano antichi  o moderni, essi incantano e meravigliano all’incirca tutti. Con gradazioni differenti, ma nessuno rimane indifferente!

E’ evidente che il punto di vista dei puristi è rispettabile, nella misura in cui essi intendono garantire il mantenimento e la continuità delle culture e delle arti popolari, ma io credo che per altro non si debba tralasciare il punto di vista delle persone creative, innovatrici e senza pregiudizi, che contribuiscono in virtù di questo spirito a rinnovare i nostri strumenti.

Verrà un giorno in cui sarà il loro turno di apparire nelle rubriche concernenti le arti e le tradizioni popolari. Così, i differenti punti di vista si completano e accrescono la nostra ricchezza culturale che non può restare statica.

Non dimentichiamoci che prima di essere anziani, i nostri cari strumenti da musica sono stati moderni. E che un giorno, a loro volta, saranno oggetti ricercati e anche collezionati, una volta che saranno ben invecchiati.

Gli organi del XVIII° secolo non sono quelli del XIX°. Perché quelli del XXI° non potranno essere differenti da quelli del XX°? Si tratta giustamente della storia dell’organo di barberia. E questa, con la stessa valenza di tutte le Storie, non può essere immutabile.

Allora diamoci appuntamento tra qualche decennio per ritrovarci con delle novità, partecipando se possibile e modestamente, a dare seguito a questa Storia….

 

 

 

 

 

Approfitto dell’occasione che mi è stata data qui per ringraziare le persone (non saprei citarle tutte) che hanno avuto la preziosa idea di fare dono ai festivalieri di un magnifico libro intitolato “Le 100 immagini più belle della Musica Meccanica”. Mi permetto ugualmente di felicitarmi con l’autrice Anne-Lise Quesnel, poiché per me è stato un grande piacere scoprire la ricchezza delle sue illustrazioni, così come gli aneddoti che le accompagnano. Un gran bel lavoro di ricerca…

Che tutti gli “incantatori” (termine usato da un ammiratore di passaggio per qualificare i tourneurs di manovella) siano qui salutati. Io trasmetto a loro tutta la mia amicizia e facciamo sì che con una sola voce possiamo gridare “Viva la Musica Meccanica, l’Organo di Barbaria, la loro storia di ieri, di oggi e di domani”.