LA MALA ITALIA

 

a cura di Ernesto FERRERO

 

( RIZZOLI EDITORE - 1973)

 

 

 

 

 

 

 

Negli ultimi decenni dell'Ottocento, e sino alla Grande Guerra, fiorý in Italia un singolare genere di produzione pubblicistica. Giornalisti e scrittori mossi da una commozione umanitaria, sociologi, psichiatri e criminologi in vena di ricerche sul campo di grandi  costruzioni teoriche, ma giÓ pronti a sfruttare il morboso interesse dei lettori per il "forte" e il proibito, presero a raccontare le loro indagini su quei vasti strati proletari e sotto proletari che alimentavano fosche leggende di banditismo, camorra, mafia, prostituzione e delinquenza urbana.

 

L'intento scientifico e sociologico finý per scoppiar presto tra le mani degli autori, cedendo il posto ad una inconsapevole e ingorda vocazione narrativa. Il feuilleton italiano, che sino ad allora aveva avuto cultori modesti, trov˛ in loro gli artefici di una via italiana ai Misteri di Parigi.

 

Come dice Ferrero nell'introduzione, nasceva un nuovo genere letterario: le favole-veritÓ per adulti, un autentico Grimm della mala, che rispondeva ad un'intima necessitÓ degli utenti: il duplice, antichissimo desiderio di essere spaventati e al tempo stesso rassicurati. Spaventati da un ben enfatizzato catalogo di omicidi, ruberie, grassazioni, sullo sfondo "esotico" dei bassifondi e con la partecipazione di comparse "folk" (i giovani disperati della "scopola", i picciotti lesti di coltello, gli omosessuali uniti in matrimonio); e rassicurati dalle spiegazioni "scientifiche" sui criminali nati e d'occasione, e dalla conferma della giustezza del ruolo sociale di garanti dell'ordine che erano chiamati a svolgere.

 

 

            

 

 

Come accorti registi, questi scrittori (da Paolo Valera a Cesare Lombroso - il Buster Keaton del delitto - e ai suoi allievi) ambientano le loro storie in "esterni" di sicuro effetto: le viuzze milanesi intorno alla Locanda Berrini, il vecchio ghetto di Firenze, i vicoli napoletani in cui si recita ininterrottamente l'happening del duello, dello sfregio e dell'estorsione organizzata. Oppure in "interni" di non minore suggestione: le carceri, i bordelli per i poveri, le camerate dei dormitori pubblici.

 

GiÓ autore di un fortunato dizionario dei gerghi della malavita, Ernesto Ferrero ha riunito in questo volume i testi pi¨ vivaci di questo filone "letterario", che rivela con drammatica evidenza il volto di un'altra Italia, la mala Italia, quella della degradazione urbana, praticamente ignorata dalla narrativa "ufficiale", come ricorda Leonardo Sciacia nella sua prefazione.

Ne Ŕ uscito un documento prezioso per illuminare gli aspetti meno conosciuti del costume italiano a cavallo del secolo; ma questa serie di drammatiche testimonianze "nere" si pu˛ leggere anche come un "giallo" che tramanda sino a noi le immagini e i nodi di problemi antichi e non ancora risolti.