VIAGGIANDO NEL TEMPO

COL BARBARO STRUMENTO

 

Curiosità e frammenti da una storia tutta da scoprire

 

di Massimo J. MONACO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una storia vera e completa dell'Organo di Barberia ancora non è stata scritta e neppure so se mai sarà scritta.

Forse questa è la grande fortuna di uno strumento che vive di leggende.

Ogni libro che conosco riporta piccoli frammenti della sua storia, citazioni, supposizioni, annotazioni ma l'insieme continua a mancare.

Nessuna nuova scoperta all'orizzonte. L'archeologia tace.

 

Eppure dall'Antichità sono giunte fino a noi echi che narrano di strumenti musicali meccanici, forse più simili a sorprendenti giocattoli.

Héron d'Alessandria, un matematico e tecnico che visse tra il primo e secondo secolo dopo Cristo, ci ha lasciato dei trattati di meccanica dove descrive, tra le altre cose, un miliarum, una sorta di scaldabagno funzionante a vapore, dove flauti automatici e piccoli uccelli cinguettanti rallegravano i frequentatori del bagno di vapore.

Albrecht von Sharfenberg, un poeta tedesco del XIII secolo, nel suo romanzo "Il minore dei fratelli Titurel", dedicato alla cavalleria descrive il canto d'alcuni uccelli meccanici.

Naturalmente non ci è dato sapere se tale descrizione è fantastica o riferita a degli automi esistenti nella realtà.

Dal 1458 al 1467 un certo Jan van Steeken rimase al servizio della Corte di Borgogna; nel suo contratto è riportato per esteso il titolo di cui poteva fregiarsi: "Meester van orgelen spelende bij hen selven" (maestro di strumenti musicali meccanici).

Purtroppo null'altro è rimasto a ricordarci di lui.

 

Verso il XVII secolo, i costruttori di strumenti musicali meccanici, ricevono uno stimolo considerevole sotto l'impulso di Athanasius Kircher, Kaspar Schott, Salomon de Caus e Roberto Fludd, che pubblicano importanti lavori spesso illustrati in modo dettagliato.

Naturalmente gli strumenti di queste epoche sono dedicati alla ricca nobiltà, gli unici che se li possono permettere.

Sempre per questa élite sono costruiti strumenti di grandi dimensioni da collocarsi nei parchi e mossi dalla forza idraulica (l'acqua è fatta cadere su delle ruote da mulino).

Sono oggetti grandiosi, destinati ai castelli e alle residenze principesche.

Questi divertimenti meccanici, sono comunque apprezzati più per la loro magia tecnica che per il loro valore musicale e naturalmente sono tutti esemplari unici, costruiti su commissione.

Forse è proprio in questa visione più propriamente tecnica che si nasconde la mancata collocazione di questi strumenti nella cultura musicale.

A ciò va aggiunto il fatto che la loro storia è strettamente intrecciata con quella degli automi musicali anzi, è proprio nell'automatismo che si colloca la preziosità dell'oggetto, nel suo imitare e riprodurre, nei modi della magia meccanica, l'azione dell'essere vivente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella seconda metà del XVIII secolo, la borghesia avanzante si appassiona alla musica.

Ecco allora apparire nelle loro sale orologi musicali e arpe meccaniche.

Notevoli sono i miglioramenti tecnici di questi strumenti, come la notazione a spirale dei cilindri, che permette di suonare brani musicali più lunghi.

Nel 1755, un critico musicale pubblica sotto lo pseudonimo di Myrmidon un articolo nel quale propone di creare fabbriche di strumenti musicali meccanici al fine di produrre più strumenti, abbassare i prezzi e mantenere una qualità costante.

Questa industrializzazione motivata essenzialmente dalla ricerca di un profitto, portò comunque con sé una più ampia diffusione di questi strumenti.

Naturalmente finché gli strumenti dipesero dai cilindri, la fabbricazione industriale non riuscì ad apportare reali benefici.

Bisognò aspettare l'invenzione del cartone perforato e poi del rullo di carta perforata per raggiungere un'accettabile costruzione di serie.

La durata dei brani musicali finalmente non dipese più dalla dimensione del cilindro e la musica si poté quindi vendere al metro.

Per avere un'idea dei costi, basti pensare che all'inizio del secolo la fabbrica Frati & Co. di Berlino, proponeva cilindri con costi variabili tra i 75 e i 100 marchi, mentre i cartoni, per lo stesso livello di strumento e musica a 90 pfennings.

La sostituzione del cilindro con dischi di zinco, di latta o di cartone perforati intercambiabili non offre risultati apprezzabili in termini di qualità ma il basso prezzo degli strumenti che l'impiegano aumentano considerevolmente la diffusione.

E' l'epoca degli Hèrophone, Auréphone, Amorette, Dolcine, Lux, Manopan, tutti nomi degni di una piccola borghesia che vede questi riproduttori di musica come il punto di attenzione dei propri salotti, sorprese da presentare ai propri ospiti.

Allo stesso modo gli organi da strada sono ribattezzati con nomi pretenziosi come Clariton, Harmonipan, Meloton, come se il nome innalzasse questi strumenti a un più alto livello culturale.

 

 

 

 

 

 

Anche questa è una dimostrazione del complesso d'inferiorità che il nostro strumento si trascina appresso e che ancora oggi lo fa vedere come una divertente scatola che fa musica; si confondono i termini riproduzione meccanica, propria dell'organo a manovella azionata con intervento umano, con la riproduzione automatica che vede invece la sua assenza.

E' come affermare che un pianoforte e un lettore CD sono la stessa cosa solo perché sul lettore possiamo ascoltare la musica del pianoforte.

Insomma, gli si nega l'evidenza di essere uno strumento musicale, con proprie caratteristiche e una propria personalità.

Siamo sempre davanti a un giocattolo, l'organino, un oggetto di artigianato meccanico a volte prezioso e altre volte curioso.

Guardando i cataloghi d'inizio ‘900 la scelta ha dell'inverosimile; per esempio vasi da notte musicali uniti a porta carta igienica sempre a musica.

A lato di queste escatologiche utilizzazioni, il Novecento fu un'epoca non solo di grande sviluppo e diffusione per le macchine musicali, ma anche di notevole perfezionamento musicale.

Infatti, per l'epoca e per le tecniche disponibili, la qualità della riproduzione raggiunge livelli molto elevati.

Ma numerose sono le sorprese e le invenzioni del nuovo secolo e una in particolare spingerà il nostro strumento lontano dalla sua ribalta.

Nasce il fonografo.

L'Organo di Barberia, il nostro barbaro strumento, cade nell'oblio delle antiche memorie.