AMOR, IN SVARIATI COLOR IL COR DIPINGE

ovvero

Castelli, draghi, armature e gentili donzelle

 

 

 

 

Vicoli, stradine, archi, porticati, ombre scure e riflessi, e poi il grande largo calmo della piazza luminosamente ariosa, e le torri alte e lisce.

Il rossiccio del mattone, gli infissi di legno, le pietre , rimandano tepore e umidità.

Stemmi dipinti e stemmi in rilievo incastonati in lucenti ghirlande policrome ricordano che si è nella Storia.

 

 

               

 

 

L’ intenso via vai dà allegria. Non creerebbe stupore vedere ragazzi in calzamaglia a strisce gialle rosse azzurre gettare in aria palline colorate facendole roteare in rapidi cerchi o rallentare in alte verticali e non far loro mai più toccare terra …

Una bottega espone terraglie decorate, a mano naturalmente.

Un liocorno è dipinto sull’ insegna metallica sospesa e cigolante sopra un uscio stretto e senza vetri: un profumo semplice di cotiche e fagioli invita ad entrare.

 

 

                   

 

 

Dall’ alto il suono di campane sollecita il passo dei devoti. Dall’ ambone massicciamente scolpito scendono storie che l’ occhio ritrova sulle pareti affrescate: la donna Madonna, il bimbo Bambino … e poi, terribili, il sadismo di inferni diabolicamente perversi.

Dal catino absidale si protendono braccia smisurate a consolare i fedeli.

Cose che ci sono. Cose che si vedono. Sapori e profumi che si gustano e si annusano.

È il Medioevo!

 

 

                   

 

 

E poi ci sono le storie da ascoltare!

Le racconta Giangili accompagnandole con le musiche medievali del suo organino (“letterario” questa volta …) e con le illustrazioni dei grandi cartelloni.

Narra dell’ immaginario meraviglioso del Medioevo.

Narra storie dell’ amor cortese:

 

AMOR,  IN  SVARIATI  COLOR IL  COR  DIPINGE

 

Storie di un territorio misto di realtà e immaginazione, che ha smarrito il confine fra storia e leggenda, fra naturale e soprannaturale, fra aldiquà e aldilà.

Storie di uomini e donne tra passioni carnali e aspirazioni celesti.

 

Il paladino Orlando protetto nella cotta di ferro, e la Papessa Giovanna soffocata dai paramenti sacri: cosa succede , cosa palpita sotto quelle differenti armature?

Isotta con Tristano e Abelardo con Eloisa attraversano i tempi quali icone dell’ amore fedele: ma fu soprattutto disperato e poco consumato.

E poi si racconta la storia di un sommesso chierico scrivano protagonista di fatti sconcertanti.

 

 

                   

 

 

 

 

Le strade medievali, percorse da merci e artigiani, musici e armati, furono pulsanti arterie per la divulgazione di conoscenze, usi, modi … lì furono gettate le basi per una cultura europea.

Su quelle strade i pellegrini espiavano i peccati di una vita  marciando fra foreste e pianure, castelli e villaggi, città e cattedrali.

Non raramente succedeva che, giunti nei pressi di un villaggio, fossero aggrediti da spesse nuvole di fumo odoroso di carne arrostita: no, non era un banchetto all’ aperto … era uno dei 500.000 roghi di streghe!

 

I castelli erano abitati dai Signori. Dentro e fuori di essi succede di tutto. Assediati da draghi dall’ alito incendiario, o abitati da leggiadre donzelle imbranate che si fanno pungere da profetizzati fusi.

Dio abitava le cattedrali: strutture del meraviglioso, opere dell’ ardimento architettonico, riuscite sperimentazioni per grazia di Dio … ! Uno spazio come un Paradiso, nel quale avvenivano eventi soprannaturali, protagoniste persone umili … come il timido giocoliere di Notre Dame.

 

C’ erano anche i contastorie a portare  passi e parole su quelle strade.

Con essi la Fata Melusina è arrivata ad essere protagonista di storie ancora recenti della cultura popolare italiana.

 

 

                   

 

 

Nel Medioevo si rideva poco, era peccato.

Poi venne un uomo chiamato Francesco che liberò il riso e lo fa assurgere a manifestazione di spiritualità e segno di grazia di Dio.

Sapeva anche raccontare storie, sacre naturalmente. Quelle di Gioacchino, Maria, del nipotino Gesù … Ebbe l’ idea di raffigurarle con statuine per renderle più concrete, vive, umane.

E vi fu chi queste storie le ha dipinte come tavole dei fumetti, ma senza parole perché pochi pochi avrebbero saputo leggerle … ma le capirono tutti!

Giangili queste storie le fa vedere e le racconta, anche se non è Natale.

 

 

                              

 

 

Ancora oggi, nel parlare comune, si ricorre alla metafora del Paese di Cuccagna: un luogo magico del Medioevo. Una specie di paradiso molto terrestre e poco celeste.

Lì c’ è una fontana con acqua dalle proprietà molto speciali … ma quali siano le racconta Giangili con l’ organino letterario.