GELINDO  ALLA  CAPANNA  DI  BETLEMME 

 

 

 

 

Nel 1300 questa narrazione era una rappresentazione sacra .

Viene raccontata ancora oggi : come tutte le reliquie travalica il tempo .

 

E' la storia della Nativitą

 

L’opera è un poco comica, un poco drammatica, e a volte anche satirica per l’inserimento, come consentiva la tradizione, di battute esilaranti e allusive a problemi di attualità : dalla moralità pubblica all’economia, alla burocrazia, al militarismo, ai problemi internazionali … di ogni epoca in cui è stato rappresentato .

 

Le musiche trovano accomunate la tradizione religiosa e quella laica .

 

 

 

Si hanno informazioni di questa sacra rappresentazione fin dal 1300 : era una lauda intitolata “ U pastù Gelindu “ , contata da un cantastorie cieco che si accompagnava con il violino, e percorreva le strade della Liguria .

 

L’autore è sconosciuto : probabilmente fu un religioso .

 

Si tratta di un testo utilizzato come commedia teatrale in più atti o quale lettura o racconto di stalla nel periodo invernale .

 

L’opera è un poco comica, un poco drammatica, e a volte anche satirica per l’inserimento, come consentiva la tradizione , di trovate geniali e battute esilaranti e allusive a argomenti di attualità : dalla morale all’economia, alla burocrazia, al militarismo, a problemi internazionali … di ogni epoca in cui è stata rappresentata .

 

Il nucleo centrale della storia è semplice : narra l’incontro di Gelindo, uomo onesto e buon padre di famiglia, con Giuseppe e Maria e un somaro, anime semplici pure loro, genitori di un Bimbo che farà parlare di sč … che sarà famoso … Lui sì, davvero ! E della adorazione dei pastori .

 

Gelindo, il pastore protagonista, era un nome diffuso nei secoli passati ( così come Medoro, Glauco, Mirtillo …) .

 

Il testo era in prosa e in rima, ed i numerosi personaggi recitavano in dialetto ed in italiano .

 

Spesso il “ Gelindo “ era rappresentato in modo realistico in molte chiese durante la Messa di Natale.

 

Tutto avveniva al “ Gloria “ : la porta centrale si apriva e i pastori del luogo, ma anche fedeli  di altri mestieri, portavano offerte all’altare ( tali doni, formaggio, burro, pane, uova, frittate, frittelle di mele …,  rimanevano poi alla parrocchia ).

 

Era il pastore più vecchio ad aprire la processione degli offerenti : egli portava sulle spalle un agnellino adornato con nastri multicolori che contrastavano vivacemente col vello candido lavato per l’occasione . Seguivano gli altri che incedevano lenti e imbarazzati, rumorosi nei passi per via dei grossi scarponi chiodati.

 

C’era grande curiosità di grandi e piccini … questi ultimi salivano in piedi sulle sedie impagliate per vedere meglio.

 

 

 

 

 

 

 

Chiudevano il corteo i pastori dotati di maggiore capienza polmonare che suonavano ciaramella e zampogna ( quest’ultimo è strumento musicale popolare raffigurato già nel 1300 nella “ Natività “ del Duomo di Monreale, opera dello scultore Bonanno Pisano ) .

Lo spettacolo era grandioso anche all’esterno della chiesa : il paesaggio quasi sempre imbiancato di neve pareva magicamente splendente contro il cielo nero ; e la sua immobilità era animata dai fuochi mobili delle torce dei contadini che giungevano dai lontani casali .