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All’ inizio Cugnot usò la macchina a vapore per spostare cannoni, e Bordino transitava veloce come un treno nei viali del Valentino … ma senza rotaie.

Poi arrivò il motore a scoppio a spaventar galline e investir persone. Ci fu chi esorcizzò le diaboliche macchine.

Leonardo e il Codice Atlantico furono i colpevoli ?

Tutti in auto nel secondo dopoguerra. La stessa auto che si costruisce con fatica per 5 giorni, la si lustra e la si guida anche la domenica.

Ogni modello tanta intuizione e tecnologia.

Auto presenzialista: all’ assassinio di Sarajevo, alle adunate di Berlino, nella Liberazione dalla dittatura, a rapimenti e attentati… rottame sotto il tunnel dell’ Alma.

Ma anche alcova protetta, gioco di bimbi, oggetto del desiderio, protagonista di avventure.

Polvere e sangue da Parigi a Bordeaux, senza giungere a Madrid.

E poi via sino a Pechino, a Dakar... occhi a mandorla e deserti, cactus e somari, sabbia e tuareg, piste e circuiti, coppe e classifiche, pubblicità e organizzazione, motori e aerodinamica e pneumatici … si fa sport ma anche politica.

Si fanno anche canzoni: Topolino amaranto e Torpedo blu, esodi vacanzieri e trombe pouet – pouet, e sull’ uomo – motore Nuvolari.

Già! Nuvolari … che vince e fa spettacolo!

Nelle prove investe un cervo e il giorno dopo vince la gara: quale fosse il piatto forte della cena della vittoria non è dato sapere.

Faceva le curve a U senza il volante: io c’ ero e l’ ho visto!

Parlava poco …

 

 

 

 

Tutto si può vedere nelle immagini dei cartelloni del contastorie.

 

Storie di ingegneri e motori; di miti e di strade; di desiderio e intuizione; di progetto e evoluzione; di produzione e fatica; di consumo e costume; di piloti, di velocità e di sangue; di sfide, ricerca, avventura.

 

Storie di automobili, di Storia e di musiche a manovella … sì, come quella che si usava per avviare il motore dell’ auto!