« DAL MARE AL CIELO… SUSSURRANDO »

 

 

 

 

“Dal mare al cielo… sussurrando” è un’ installazione, e come tale ciascuno, oggetto o vivente, artista o spettatore, è parte integrante.

L'installazione è un'opera tridimensionale non mobile, che comprende media e forme espressive di qualsiasi natura per creare, da parte dell'osservatore-spettatore una particolare esperienza emozionale in un determinato ambiente.

 

L’installazione costruisce una zona parzialmente chiusa, protetta e protettrice, all’interno della quale “Lucette & Giangili”, utilizzando il teatrino giapponese kamishibai, raccontano storie per bambini (ma non solo!), accompagnate dal sommesso suono dell’organo di barberia. Qui la vicinanza fra narratore, uditori, e protagonisti delle storie è più intima e profonda, l’attenzione mirata e depurata da rumori e movimenti.

Può essere utilizzata ovunque, sia all’esterno che in interno.

 

 

   

 

 

Progettata per una superficie minima di 9 mq. X 2 mt. di altezza (equivalenti ad un piccolo gazebo), è costituita da 3 grandi teli messi in successione a formare le 3 pareti perimetrali, interamente illustrate, per un totale di 36 mq. spettacolari.

 

18 metri di pareti illustrate del gazebo per il piccolo pubblico di bambini e genitori.

 

Agli artisti si chiede di offrire sogni. L’offerta di bellezza formale ne è parte integrante.

 

Utilizzando illustrazioni  giapponesi  è stata realizzata la scena amniotica titolata “Piccoli pesci nel mare di mamma”, che delimita l’ ambiente raccolto in cui si narrano le storie utilizzando il kamishibai.

 

All’inizio siamo come piccoli pesci. Nel ventre di mamma.

In quell’acqua protetta c’è tutto ciò che serve: si trova cibo, si fanno movimenti, si sentono voci e rumori e suoni senza essere visti. Si recepiscono anche le emozioni di mamma. Tutti segnali di un mondo vicino ma ancora lontano.

Tutto giunge attutito, tutto è intimo e protetto, e non fa paura: tutto è lento e sussurrato.

Soprattutto si è leggeri e galleggianti, là dentro si è fiduciosi, onesti, sinceri, vulnerabili !

Dopo 9 mesi, giorno più giorno meno, si naufraga sulla terra !

Ma, forse, quel piccolo Paradiso incontaminato e innocente, non è perduto per sempre …

 

 

   

 

 

All’esterno si vede “Il bambino interiore può vincere il peso della forza di gravità”: rielaborazione e ristrutturazione compositiva delle bellissime figurine di Lussati.

Naufrago sulla terra, disorientato, al cucciolo d’uomo sono offerte normative comportamentali, mappe di riferimento, imperativi decaloghi.

Per crescere  bisogna diventare scaltri, aggressivi, stare sempre con i piedi per terra, vietarsi i sogni. L’uomo, nel mondo pieno di cose, è solo di fronte al vuoto.

Il bambino – pesciolino non esiste più: dimenticalo !”. Ma è proprio vero ?

Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se lo ricordano”, disse Antoine De Saint – Exupery.

E’ necessario restare bambini pur essendo diventati adulti”, dice lo psicologo Mario Carotenuto.

Questo piccolo bambino va dunque nutrito di spontaneità, curiosità, fantasia, creatività. Ma soprattutto gli si deve consentire di fuggire il più spesso possibile dal mondo adulto in cui tutto è controllo, diffidenza, sospetto, limite, capriccio egoista.

Se non diverrete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”, disse Cristo Predicatore.

Il piccolo bambino che è in noi è fiducioso che si possa raggiungere il cielo aggrappati al filo di un aquilone, e incontrare lassù ( senza più piedi per terra e orologi imperiosi che mettono fine ai sogni ) elefanti che volano e sirene che incantano con storie meravigliose, e tanto tanto spazio accogliente senza condizionamenti né agguati.

Il piccolo bambino interiore va aiutato a perdersi in quello spazio, per ritrovarsi non più solo e riuscire ancora a giocare, ridere, scherzare … e fare musica!

 

 

   

 

 

Infine l’immagine della grande orchestra festosa dei bambini, titolata “All’inizio fu la percussione”.

Tutto iniziò, forse, come un gioco. Un battito di mani, un osso, una pietra o un ramo spezzato battuto contro qualcosa … Fu rumore voluto, poi divenne suono gradevole.

Un gesto, un suono. Dopo millenni … voilà, l’organo di barberia ! Ciascuno può suonarlo. E con “Lucette & Giangili ” si può fare davvero, e si otterrà pure il “Diploma” di tourneur de manivelle !

Girare la manovella è un modo per parlare al bambino interiore e dirgli che gli si vuole bene sempre.

 

Questo grande ciclo narrativo attira quasi magneticamente chiunque del pubblico abbia negli occhi l’infinito. Lo conducono lì, dove il narrare è rito, come in una chiesa. Nel luogo riparato, funzionale alla narrazione che, parola dopo parola, si trasforma in assoluto.

 

A ripensarci, dopo, si crede di essere stati ancora nel paradiso perduto. Ritrovato per poco. Ripassando in quel luogo, vuoto ormai della installazione, si avrà conferma di ciò.

 

 

 

 

 

creature

 

LE CREATURE DEL “LABORATORIO MAJAKOVSKIJ”

DI PIETRO PEROTTI

PER L'INSTALLAZIONE

“DAL MARE AL CIELO … SUSSURRANDO” DI GIANGILI

 

 

 

       

 

 

   

 

 

   

 

 

         

 

 

 

 

 

babonzo

 

« IL MONDO BABONZO »

 

di ALTAN, STEFANO BENNI E PIETRO PEROTTI

 

 

 

Una mostra composta da 52 sculture create da Altan e Stefano Benni e realizzate in gomma piuma dalla genialità di Pietro Perotti. Tre audaci sessantenni che hanno deciso sulla scorta delle diverse esperienze: Altan (Francesco Tullio) autore di vignette politiche capaci di folgorare il più navigato politico; Stefano Benni, poeta, narratore, sceneggiatore, autore di oltre venti libri di racconti e romanzi, nonché di opere teatrali; Pietro Perotti (ex sindacalista e componente del gruppo storico assieme a Gianni Usai, Ebe Matta, Pasquale Salerno, Vincenzo Elafro di Mirafiori), oggi scultore e scenografo, vero e proprio genio della gomma piuma. Che la fantasia potesse scatenare soggetti e personaggi di un mondo surreale lo sapevamo, lo abbiamo sognato da bambini, molte fiabe spesso lo descrivono come una sorta di strano e impalpabile universo fatto di apparizioni e sparizioni e nel quale folletti e beoni sghignazzanti fanno dispetti a chicchessia.

 

 

           

 

 

Ma se questo è il mondo “Babonzo” dei nostri sogni non lo è certamente quello del trio Altan – Benni e Perotti. Le loro sono specie estremamente bizzarre sia nel nome che nelle forme: un enorme pseudo scheletro di dinosauro la cui coda altro non è che un enorme tubo di scarico fognario con tanto di collo d’oca ci accoglie all’inizio della mostra. Seguono dieci esilaranti tavole realizzate da Altan sulla teoria della scomparsa dei dinosauri: si legge che si sono estinti perché amavano dipingere con le zampe e soprattutto con la coda, (un pò come adesso). Ma le opzioni sono tantissime e i personaggi, strabilianti e deliziosi, sono altrettanto numerosi: il Pinguino nero, Dorazzo, Narcisone, Mammut Maggiore o Big Leg (uno strano topo con un solo zampone) intorno ai quali gli autori hanno voluto tessere una storia inverosimile ma estremamente divertente. Ma l’attenzione del nostro viaggio all’interno di questo straordinario mondo fantastico è captata da un rosso e straordinario Camullo, da un grosso e grasso panino Mc Donald con le corna, da Sbronzalo (una strana e ubriaca ape che anziché portare il nettare succhiato dai fiori all’alveare se lo beve fino a sbronzarsi), dal Porcospino Autostradale che fa bella mostra di sé avendo imparato a corazzarsi di aculei di acciaio inox.

 

 

           

 

 

La visita alla mostra è un continuo stupirsi di stranezze di questo mondo Babonzo nel quale ci troviamo a disagio non foss’altro perché la mostra (come è giusto che sia) ha la caratteristica di un luogo per bambini più che per adulti. Animale Rubinetto, Checosèsauro, Baobab, realizzate dallo scenografo Riccardo Sivelli su indicazione degli autori troneggiano nelle sale dove è ospitata la mostra. Insomma una mostra da vedere, da raccontare, ispiratrice di nuove favole. L’orco cattivo è scomparso, il suo erede è il Camullo: diretto discendente dei draghi delle favole o se volete dal mitico Topo Argonauta, cacciato spietatamente per le sue tisane afrodisiache. I ragazzini, d’ora innanzi, avranno di che pascersi per addormentarsi cullati dai sussurri della mamma, sfinita da una giornata di lavoro, intenta a raccontare al proprio bambino le avventure del Gallo da Smog o dalla Viponia o magari dal Pappagatto.

 

Una mostra, comunque, che ha un notevole valore educativo per il messaggio che in essa è sottolineato. Il MUCI (Museo delle Creature Immaginarie) è un progetto educativo ambientale ed ha tra le sue finalità la realizzazione di un programma di AMREF che da anni si batte in aiuto del mondo africano per migliorarne le condizioni ambientali, per la ricerca di nuove fonti idriche e la costruzione dei relativi pozzi, per la prevenzione della malaria e di tutta una serie di malattie che negli ultimi anni hanno avuto una recrudescenza esponenziale. Il calo turistico dato dai recenti fatti della guerra civile in Kenya ha di fatto bloccato gli stanziamenti governativi a favore dei Masai per rifonderli dalle stragi del proprio bestiame, preda di leoni e leopardi. Oggi per proteggere le loro bestie sono costretti a dare la caccia sia ai leoni che ai leopardi con grave danno dell’equilibrio faunistico di quel paese. Se non si corre ai ripari intervenendo politicamente per sanare la questione Keniota probabilmente in quel paese non ci saranno più turisti da portare in giro per la savana ad ammirare leoni e leopardi in libertà. Ma il mondo Babonzo di Altan, Benni e Perotti queste cose le ha messe in conto. Nella mostra infatti è inserito un percorso espositivo, curato da AMREF, “L’Africa che immaginiamo” che ricostruisce la diversa relazione tra l’Europa e per l’appunto l’Africa

 

 

   

 

 

 

 

 

intervista

 

INTERVISTA A PIETRO PEROTTI 

 

di P.F.

 

( da “LA STAMPA” – venerdì 8 febbraio 2008 )

 

 

 

Pietro Perotti, 69 anni, ex operaio Fiat, oggi regista e scultore di pupazzi di gommapiuma, è il costumista di fiducia di Stefano Benni.

 

In che stabilimento ha lavorato?

«A Mirafiori, fui assunto nel 1969. Ero della squadra di manutenzione, giravamo tutti i reparti facendo però sempre base alle presse».

 

Come iniziò a coltivare le arti?

«Nei bagni dell'azienda, durante le pause. Mentre ero ai servizi scrivevo poesie e mettevo in cantiere idee. Era un periodo caldo, avevamo conquistato spazi importanti. Così creammo un giornale murale, si chiamava "Compagni" ed era scritto dagli operai».

 

E il cinema?

«Spesi una fortuna per acquistare una cinepresa super 8, con cui riprendevo i cortei e le assemblee. È materiale che hanno utilizzato anche Sabina Guzzanti per "Le ragioni dell'aragosta" e Wilma Labate per "Signorina Effe».

 

Faceva anche pupazzi?

«Sì, per le manifestazioni, avevo imparato a usare la gommapiuma da Piero Gilardi, che aveva eretto un Giovanni Agnelli gigante di fronte alla Fiat durante lo sciopero del 1980. L'anno dopo con lo spettacolo "Circo Italia" iniziai a collaborare con Benni. Fu una serata splendida, cinquemila persone in un tendone abitato dai miei pupazzi, caricature grottesche di politici e sindacalisti, da Lama a Pietro Longo e Giovanni Spadolini, ce n' era per tutti».

 

E quando lasciò la fabbrica?

«Il 25 aprile 1985, scrissi una lettera di dimissioni in cui dicevo che quarant'anni dopo la Liberazione dell'Italia mi riprendevo la mia libertà dalla fabbrica».

 

Da allora vive d'arte?

«Sì, all'inizio era dura, non avevo garanzie di alcun genere. Ho fatto molte cose con Stefano, in ventisette anni ho curato i costumi di tutti i suoi spettacoli, ed ora con lui e Altan abbiamo creato il Museo Itinerante delle Creature Immaginarie».